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Salve, mi chiamo Manuela e vi scrivo per questo motivo: il mio cane meticcio (tipo lupoide) di quasi sei anni quando ci sono in quartiere delle cagne in calore impazzisce letteralmente, mentre i padroni degli altri cani maschi anche della stessa età del mio riescono a portarli via in modo tranquillo e la maggior parte di questi cani non sono castrati. Io non vorrei castrare il mio cane perché non escludo in futuro l'idea di farlo accoppiare però a volte la situazione è insostenibile (soprattutto a causa dei padroni delle cagne in calore che molto spesso se ne fregano), molte volte faccio fatica a tenerlo e rischio di farmi male (ed ho 23 anni). Ho chiesto al veterinario se potevo usare dei tranquillanti almeno nei giorni durante i quali il mio cane sente di più l'odore delle cagnette, ma me l'ha sconsigliato! Cosa devo fare? Grazie. Manuela
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27 ottobre 2005 - Gentile Manuela, tecnicamente il problema da lei esposto viene definito “comportamento ossessivo compulsivo” e cioè quando l’impulso generato dal comportamento istintivo non riesce ad essere mediato dai processi di controllo del sistema cognitivo del cervello. Non resistere davanti al cibo, allontanarsi alla ricerca di qualcosa senza rispondere al richiamo, abbaiare ad ogni occasione, richiesta continua di carezze o gioco, sono alcuni dei comportamenti che possono associarsi a quello ossessivo sessuale; infatti molti cani esprimono il problema in questione contestualmente ad altri comportamenti analoghi. Il modo migliore per intervenire è quello di cercare un comportamento ossessivo compulsivo parallelo, ma più semplice da affrontare, ed iniziare un lavoro per insegnare al cane a dominare gli impulsi. Ovviamente, il più facile è quello di iniziare a non soddisfare più le sue richieste in casa, in quanto se dovesse sbagliare i problemi consequenziali non sarebbero così ingestibili come una passeggiata impazzita. Ignorare il cane ogni volta che pretende attenzioni è il primo passo da fare, ma temo che un recupero comportamentale debba essere seguito da un esperto che vi possa guidare sulla strada della “normalizzazione”. Per quanto riguarda l’ipotesi della sterilizzazione, sono d’accordo con lei solo in parte. Personalmente non amo ricorrere a tale strumento per risolvere un problema, ma non posso esimermi dallo sfruttare la sua lettera per affrontare, ancora una volta, il problema dei cani in esubero. In Italia esistono milioni di cani senza famiglia che giacciono chiusi in canili o rifugi in condizioni che vanno dal limite della sopravvivenza ad una situazione decente, in qualsiasi caso sono tutti animali privati del rapporto sociale con l’uomo che rappresenta per loro il concetto di branco. Anche se il cane è un animale straordinario, con una capacità adattativa altrettanto straordinaria che gli permette di riuscire a sopravvivere dal polo nord all’equatore, un briciolo di attenzione ci aiuterebbe a non vedere più immagini di cani ammassati nelle condizioni più disparate. La sterilizzazione dei cani di proprietà ci consentirebbe di limitare le nascite e di svuotare canili e rifugi, ma anche la presa di coscienza di ogni proprietario di cane dell’esistenza di tale problema indurrebbe ognuno di noi a non soddisfare il desiderio della prosecuzione della specie proiettato nel cane e collaborare alla soluzione di questo “pesante” problema. Il sapere che in giro per il mondo esistono figli dei miei straordinari cani, mi darebbe da un lato (quello egoistico e narcisistico) un certo piacere potendo immaginare che Bk o Balù continueranno a vivere, dall’altro (quello razionale e consapevole) angoscia per tutti i cani che non riescono a trovare una famiglia con cui condividere la propria vita. Per ogni cane nato e collocato ce n’è uno in un canile che non troverà mai un suo spazio!
La razionalità e la consapevolezza mi inducono anche a pensare che se tutti i cani che ho avuto mi sono sembrati fantastici e straordinari, forse non c’è bisogno di tenere un loro figlio per continuare a convivere con un cane straordinario, ma che può essere sufficiente adottarne semplicemente un altro. Cara Manuela, nulla di personale ma, come detto in precedenza, sto sfruttando un suo pensiero (comune a tanta gente) per divulgare il mio (comune a tutte quelle persone che ogni giorno si dedicano al benessere dei cani abbandonati). In un caso come quello da lei esposto avrei due consigli da offrirle: il primo è di rivolgersi ad un educatore professionista (potrà trovarne uno nella sua zona cliccando sul link APNEC in fondo alla pagina) ed il secondo, ma non meno importante, è di abbandonare l’idea di far riprodurre il suo cane. Quest’ultimo è valido per due motivi: il primo è stato già ampiamente esposto, il secondo è dato dall’ereditarietà. Si è mai chiesta quanto questo comportamento possa essere legato ai geni e quindi trasmissibile ai figli? Nel caso in cui fossi riuscito a convincerla, la sterilizzazione potrebbe aiutare il suo meticcio a trovare più facilmente il suo equilibrio e lei potrebbe finalmente uscire senza ansie od angosce. Grazie per averci scritto. Riccardo Totino è consulente comportamentale e rieducatore cinofilo. A.P.N.E.C. Italia (Associazione Professionale Nazionale Educatori Cinofili))
Nota dell’autore Gentili lettori, trovare dei sinonimi alla parola cane è molto difficile, il vocabolo cagna pur essendo italiano corretto non lo utilizzo con piacere in quanto è comunemente utilizzato in modo dispregiativo. Nelle lettere che ricevo sono frequentemente omessi i nomi propri che, invece, sono molto importanti per rendere scorrevole la lettura… è un invito.
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